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Si vis pacem, para bellum"...cancella il tuo destino, scrivi da te la vita..." |
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Lasciate un segno o Voi che passate...
December 01 Un Posto nel Mondo...anche per me...![...] In quel momento sono arrivati i nostri piatti. «Buon appetito.» Abbiamo cambiato discorso e mi ha parlato della sua idea di fermarsi un po' a Capo Verde e soprattutto di Sophie. Quando parlava di lei cambiava l'espressione del suo viso. «E con Francesca come va?» «Credo che ci siamo lasciati, è sempre la stessa storia, mi conosci, dopo un po' che sto con una mi stufo, mi annoio. «Pensa che quando ho visto Francesca non sai che cosa ho fatto per uscirci. L'ho corteggiata, le ho messo i bigliettini sulla macchina, e quando poi sono stato con lei non desideravo altro, ero al settimo cielo. Ma è sempre il solito fuoco di paglia. «Un giorno le amo, il giorno dopo non le amo più. Sento come un tic, e tutto pian piano si spegne. Eppure ero convinto, ci avevo creduto. Ho pensato che lei fosse quella giusta, non sai quanto l'ho desiderata. «Tu non hai paura che un bel momento con Sophie finisca e che un giorno vi potreste lasciare?» «No, veramente no. Siamo molto liberi, e due persone libere da cosa si possono lasciare?» «E cosa pensi di quello che ti ho detto?» «Non saprei...» «Vabbè, dimmi quello che pensi, avrai un'idea al riguardo.» «Secondo me non riesci a capire perché analizzi i sintomi e non la malattia. Il tuo problema non è nella relazione con le donne. Quello è una conseguenza. Il tuo problema sta a monte, sta nella relazione con te stesso e con la tua vita. «Innanzitutto, come fanno molte persone, anche tu chiami amore il desiderio di possedere. Possedere e appartenere a qualcuno. Perché, senza offesa, tu e Francesca non siete in .grado di amare. Non siete due amanti, semmai siete due conoscenti intimi. Vi innamorate perché innamorarsi può farlo chiunque. Ma amare è un'altra cosa. Nell'amare una persona ci può anche essere una fase di innamoramento, ma non è detto che quando si è innamorati si ami veramente l'altro. «Io ti conosco: tu non sei in grado di rimanere solo per lungo tempo. Dopo un po' hai bisogno di stare con qualcuno e quindi di subire le sue richieste, e viceversa. Finisci semplicemente per tollerare e sopportare l'altro, perché è sempre meglio che stare soli. Come la storia dei porcospini di Schopenhauer.» «Non la conosco.» «Te la racconterò un'altra volta. La verità vera è che non avete molto da darvi se non le vostre reciproche insoddisfazioni. In questo periodo della vostra vita, a questa età, siete semplicemente i figli delle vostre sconfitte, delle vostre paure. Finite col condividere le vostre infelicità. Siete infelici insieme, e questo vi fa sentire meno soli e meno spaventati. Ti sei offeso?» «Vai avanti!» «Tu non desideri veramente che Francesca sia felice, e se proprio lo desideri, vuoi che sia felice con te. Non hai mai pensato che amare veramente una persona significhi anche gioire della sua felicità altrove. Vuoi essere tu la sua felicità, perché è bello essere importante per qualcuno. «Ti danni a voler dare a lei la felicità che non sai dare a te stesso. Oppure speri che lei possa renderti felice, la carichi di questa responsabilità e lei finirà col deluderti. Sentirai di aver perso tempo.» «Sì, vabbè... se uno ragionasse come te non starebbe mai con nessuno. Non esisterebbero le coppie.» «Anch'io vivo con Sophie; non sono d'accordo quando la coppia diventa un modo per fuggire dalla propria vita o dalla responsabilità verso se stessi. Non deve essere un antidolorifico, perché tanto non guarisce la ferita, la anestetizza per un po' così non ci pensi e nel frattempo stai meglio. Solo che dopo non fa più effetto e allora ti innamori di un'altra e lei di un altro. Cambi antidolorifico, oppure molti aumentano le dosi e si sposano, o fanno un figlio. Guarda che anch'io sono un po' così.» «No, tu non sei più così e si vede.» «Fidati, siamo tutti un po' così.» «Non per giustificarmi, ma ti ricordi quella cosa che avevamo studiato a scuola su Platone: la storia della mezza mela che deve trovare l'altra metà?» «Certo che me la ricordo. Ce l'avevano fatta studiare a memoria.» «Un giorno Zeus volendo castigare l'uomo senza distruggerlo lo tagliò in due. Poi, per curare l'antica ferita, inviò Amore fra gli dèi, l'amico degli uomini, il medico, colui che riconduce all'antica condizione. Cercando di fare uno ciò che è due, Amore tenta di medicare l'umana natura. «Vedi, Federico, essendo una metà troveremo la felicità incontrando l'altra e diventando una cosa sola. Platone non sarà mica un coglione. Non sei d'accordo su questo?» «Certo che sono d'accordo. Ma l'altra metà da trovare non è una donna.» «Come non è una donna? Vuoi dire che troverò la mia felicità con un uomo?» «Sì, alto e muscoloso! Sei contento? L'altra metà da trovare non è una donna: sei sempre tu. È l'altra metà di te, la parte sconosciuta alla quale devi dare vita, per poterti finalmente incontrare. Per sempre. Questa è la vera unione in grado di liberarci da quel sentimento di solitudine che avvertiamo anche quando stiamo con qualcuno. Allora, poi non c'è niente di più bello che condividere con una persona la propria vita. Però bisogna prima averne una. Una vita viva. È la totalità che esalta. Quando guardi un quadro, può anche piacerti un particolare, ma è l'insieme che ti emoziona. «Michele, io ti conosco, sei mio fratello, devi credermi quando ti dico che tu sei molto più di questo. Sei molto di più e lo sai. Come tutti, anche tu non sei un ruolo, sei un miracolo, cazzo! Dimmi che non hai mai avuto la sensazione di essere migliore, di poter fare di più nella vita. Non hai mai avvertito la sensazione di vivere con il freno a mano tirato? «È una certezza che c'è nel cuore di ognuno di noi. Tuo padre, per esempio. Non hai mai pensato che in fondo sia molto più di com'è? Di come vive? Pensaci
bene. «E Francesca? «Michelangelo Buonarroti sosteneva che quando guardava un blocco di marmo vedeva già dentro la forma dell'opera d'arte e che il suo lavoro non era altro che togliere il superfluo, quello di troppo che imprigionava la statua. Anche noi siamo così. Ogni cosa è già qui anche se non si vede. L'opera d'arte è già dentro di noi. C'è già tutta: noi non dobbiamo far altro che procurarci gli strumenti per liberarla. Per liberarci. Il problema qui non è stare o no con Francesca. Questo è un falso problema che ti serve a distrarti dall'altro, da quello vero. Chiunque non libera quella metà di sé, chiunque non la trova, vive come un prigioniero, e le storie d'amore non sono altro che l'ora d'aria del carcerato. Per un carcerato l'ora d'aria è una delle cose più belle che gli possano capitare nella vita. «Quando ho capito questa cosa, però, ho deciso che non volevo più l'ora d'aria e non volevo più andare in giro a offrire la mia agli altri. Io desideravo una vita piena d'aria. Respirare sempre. Una vita da essere umano libero. In quella cella sapevo muovermi. Ero totalmente padrone del mio tempo e del mio spazio. E poi vivevo circondato da persone che stavano anche loro in galera come me. «Un conto è se vuoi stare bene veramente, un conto è se vuoi solo stare meglio. Se decidi di stare semplicemente meglio, allora ti basta innamorarti ogni tanto, comprarti qualcosa, avere un aumento di stipendio. Arredare la cella. Puoi anche continuare a vivere così, ma ricordati che tu sei stato fatto per godere del sole. Se invece di aprire la finestra per farlo entrare, accendi ogni tanto un abat-jour, col tempo potresti anche dimenticarti che esiste e alla fine in quella stanza l'abat-jour diventerà il sole. «Tu fai come vuoi, ma di una cosa sono certo, per questo te lo ripeto: sei molto più di così. Fidati. Quanto darei perché ti potessi vedere anche solo per un istante come ti vedo io, come ti vedono i miei occhi. Non avresti più nessun dubbio.» «E che devo fare?» «Mi hai fatto la stessa domanda cinque anni fa. Io non sono un maestro di vita, ti sto solo dicendo ciò che penso in tutta onestà e magari sono un sacco di stronzate. Per esempio, senti che vuoi scrivere quel cavolo di libro, lo dici da quando andavamo alle medie. Perché non l'hai ancora scritto? Inizia a buttare giù le parole che hai dentro e poi magari, mentre lo fai, capisci che in realtà non è un libro ma una canzone ciò che vuoi scrivere... o disegnare mobili, o tazzine del caffè, o aprire un'edicola... che ne sai? Però fai il primo passo.» Ho evitato di riferirgli la proposta di Elsa Franzetti: sarei sembrato ancora più coglione. Cavolo come aveva colpito nel segno! Aveva proprio fatto centro. Sicuramente non stavo vivendo la vita che volevo. E per quanto riguarda le mie storie, avevo sempre sbagliato perché cercavo la mia totalità unendomi a un'altra persona. Non ci si può unire se manca un pezzo. Ci si può solamente appoggiare. Su questo aveva ragione. Vivevo le storie d'amore con un sacco di preoccupazione. Diventavo geloso. Fortunatamente ancora oggi molte donne pensano che un uomo sia geloso perché le ama, considerano la gelosia come un gesto d'amore. In realtà, anche se dicevo di essere geloso perché ci tenevo, lo ero solamente perché difendevo la mia sopravvivenza. La mia stampella. Così le mie storie d'amore avevano le radici nella paura. Paura di perderla, perché da solo non riuscivo a provare quelle emozioni, paura di ripiombare nella solitudine. Paura di tornare a zoppicare. Non davo vita a un sentimento vero, facevo solo scelte che mi facessero sentire meglio. Nessuno mi aveva mai parlato in maniera così diretta e aveva mai centrato il problema così bene. La sera ho ripensato alle sue parole. Pur riconoscendo che molte cose erano assolutamente vere, invece di usare il suo punto di vista per analizzare la mia situazione ho iniziato a credere che lui parlasse così perché era diverso da me, aveva fatto scelte differenti e gli era andata bene. Ho fatto anche dei pensieri sul fatto che fosse tornato e che, siccome era stato via e aveva viaggiato, fosse convinto di aver trovato la soluzione a tutto, il senso della vita. Nonostante non fosse mai stato lui a tirare fuori certi discorsi, ma fossi sempre stato io a farlo. Che stupido sono stato. Ho fatto l'errore che si fa spesso quando si incontra una persona che ha scoperto delle cose. Invece di ascoltarla, invece di condividere con lei la sua scoperta, la si scredita. La si fa a pezzi. Anche se è una persona che si ama. Allora ero troppo fragile da quel punto di vista e poi quelle parole mi mettevano alle strette. Ero nuovamente di fronte a un appuntamento importante. Il discorso di Federico era stato chiaro: non si trattava di stare o no con Francesca o di scrivere o non scrivere il libro. Il ragionamento era molto più ampio. Richiedeva un puro atto di coraggio. Ma io ero senza pelle, e anche un soffio di vento sembrava uno schiaffo. Troppo debole. La debolezza non è altro che disarmonia interiore. Infatti ero totalmente disarmonico verso la vita. In fondo lo sapevo perché non avevo scritto quel libro: perché non avevo mai avuto il coraggio di farlo. Non era per pigrizia, e forse nemmeno per il timore del
giudizio degli altri. Il motivo vero era che finché non lo scrivevo potevo anche essere un grande scrittore. Il mio sogno era a un passo, era comunque la mia uscita di sicurezza, la mia alternativa utopica. Se lo avessi scritto e avessi scoperto di essere un pessimo scrittore, il sogno sarebbe finito. [...]
"UN POSTO NEL MONDO" - Fabio Volo - (pagg.86-92) October 17 Tutto l'Universo obbedisce all'AmoreAvara la vita in due fatta di lievi gesti, 'Tutto l'Universo obbedisce all'Amore' -Franco Battiato e Carmen Consoli- October 14 In queste parole tutto l'emblema del mio essere...[...] «Hai vissuto l'opposto di ciò che ho vissuto io. Pochissime storie e molte avventure. Pensa che io per stare bene con una donna ho bisogno del contrario: meno mi sento legato e più sto bene. Ma tu allora cosa vorresti trovare in un uomo?»
«Ma che ne so... vorrei un uomo con cui stare bene. Un uomo seduto al mio fianco quando sono al cinema, o al ristorante, o su un pullman. Vorrei incontrare una persona con la quale condividere delle prospettive.
Non voglio dire per forza matrimonio, figli eccetera. Ma nemmeno uno di quegli uomini che si spaventano quando gli chiedi una cosa più lontana di due giorni.»
[...]
«Mi sono rotta degli uomini bambini. Sono vecchia per fare quella giovane e sono troppo giovane per fare la vecchia.
Vorrei uno che mi piace e vorrei poterglielo dire senza che si spaventi, senza che mi faccia sentire che gli sto troppo addosso. Vorrei un uomo che con la stessa serenità mi cerchi quando non lo cerco io. Come hai fatto tu, venendo qui. E poi soprattutto vorrei un uomo che c'è.»
«Che vuol dire?»
«Io so cosa intendo, anche se non riesco a spiegarlo. Un uomo che c'è. E' uno sguardo. Uno sguardo dietro a tutto. E' un modo di guardarti in silenzio che significa tutto per me. Significa che c'è.»
da "Il Giorno In Più" -FABIO VOLO- October 10 Uguale Uguale...[...] Poi ridendo le ho fatto una domanda:
«Senti, Michela, sei molto carina e non sei fidanzata. Qual è il tuo problema? Dov'è il difetto di fabbrica che purtroppo si scopre solo dopo un po'? Avanti, spara!»
«Beh, "sei molto carina" è una frase che non si può sentire, comunque ti rispondo ugualmente.»
Ecco, avevo sbagliato subito, anche con tutte le mie buone intenzioni.
«Non credo di avere un problema con gli uomini. Credo di averne molti...» Parlava sempre con una specie di sorriso ed era sempre ironica nel farlo.
«In realtà uno grande ce l'ho. Ricevo sempre la risposta opposta a quella che cerco.»
«Cioè?»
«Il mio problema è che quando un uomo mi piace, e mi piacerebbe vivere con lui qualcosa di più del vedersi ogni tanto per scopare, succede che, se per sbaglio glielo faccio capire, si agita subito, mette le mani avanti e inizia a spiegarmi che non vuole legami, e alla fine scappa. Senza nemmeno aver capito che io non volevo fidanzarmi. Per cui ho imparato a vivere quello che gli uomini mi danno senza chiedere niente di più. Solo che a volte è poco emozionante. Se invece sono io che me la voglio vivere senza pensare a niente, trovo solamente uomini che mi dicono di essersi innamorati di me già alla seconda uscita e mi sotterrano di messaggi sdolcinati, poesie patetiche, pensieri notturni, promesse senza incertezze.» [...]
Da "Il Giorno In Più" -FABIO VOLO- September 03 La solitudine dei numeri primi[...] Mattia lo sapeva cosa c'era da fare. Doveva andare di là e sedersi di nuovo su quel divano, doveva prenderle una mano e dirle non dovevo partire. Doveva baciarla un'altra volta e poi ancora, finchè si sarebbero abituati a quel gesto al punto di non poterne più fare a meno. Succedeva nei film e succedeva nella realtà, tutti i giorni.
La gente si prendeva quello che voleva, si aggrappava alle coincidenze, quelle poche, e ci tirava su un'esistenza. Doveva dire ad Alice sono qui oppure andare via, prendere il primo volo e sparire di nuovo, tornare nel luogo in cui era rimasto in sospeso in tutti quegli anni.
Ormai l'aveva imparato. Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante. Era successo con Michela e poi con Alice e adesso di nuovo.
Stavolta li riconosceva: quei secondi erano lì e lui non si sarebbe più sbagliato. [...]
-La solitudine dei numeri primi- Paolo Giordano August 25 Oltre la collinaTutto rimane là,
dietro la collina, tutto rimane là. La mia verginità se la prese il mare, le mie lacrime durarono tanto a lungo che finirono per seccarsi. La mia fede la persi e poi la ritrovai, e poi la persi ancora, un milione di volte. La mia speranza diventò ben presto un’abitudine, i miei sogni furono le mie ossessioni, la mia prigione fu la mia casa, le mie fughe arrivarono solo dietro l’angolo, i miei baci vennero insudiciati dal primo venuto La mia vita e la mia morte si sposarono e insieme mi uccisero. Ora tutto questo è là dietro la collina, tutto rimane là pronto a risucchiarmi indietro, a trascinarmi con sé nel buio, nel silenzio, nel marmo. E io fuggo, correndo, camminando, zoppicando, strisciando per terra, io fuggo per cercare disperatamente un amore. Un amore mio, un amore magari felice oppure, oppure infelice, ma sì, tanto è lo stesso. Mi basta solo che sia un amore. -Mia Martini (1971)- July 10 Perchè amiamo gli Uomini
-Paulo Coelho- "Guerriero della Luce online" October 07 Politici Assassini!!!Lettera aperta di Salvatore Borsellino alla "Cosa", ovvero MastellaVoglio ringraziare il ministro Mastella per la sua iniziativa di richiesta di allontanamento per incompatibilità ambientale del giudice De Magistris dalla procura di Catanzaro.
Voglio ringraziarlo pubblicamente perché mi ero ormai convinto che a seguito delle campagne di delegittimazione e di aggressioni di ogni tipo nei confronti della magistratura la gente si fosse ormai assuefatta all’arroganza ed all’impunità dei politici e avesse accettato come normale e ineluttabile questo stato di cose. Ora invece la reazione provocata da questa iniziativa nell’opinione pubblica, nella gente comune, reazione che sta provocando in tutta Italia raccolte di firme e mobilitazioni spontanee, soprattutto di giovani, a sostegno del magistrato, perché possa continuare il suo lavoro senza intimidazioni e interferenze esterne, mi ha fatto rinascere la speranza che le cose possano ancora cambiare.
Ho sottoscritto insieme a Sonia Alfano una lettera al capo dello stato dove chiediamo che tuteli, come è suo compito, l’indipendenza della magistratura raccomandando al CSM, di cui è il presidente, di rigettare la richiesta del ministro. E chiedergli invece di occuparsi di altri, e ben più gravi problemi della Giustizia, come il caso della Procura di Caltanissetta, dove sono concentrate le indagini sui fatti più gravi della nostra storia recente, quali l’indagine sui mandanti esterni nella strage di via D’amelio e l’indagine sulla sparizione dell’agenda rossa di Paolo, che viene, dal 12 Luglio 2006, lasciata senza una guida e affidata a un reggente. Voglio però sperare che il sig. Ministro prenda spontaneamente atto della situazione di incompatibilità ambientale che si è creata tra la sua persona e la maggioranza degli italiani e voglia attuare il suo proposito di dimettersi, proposito più volte minacciato, ma finora solo a scopo di ricatto nei confronti della maggioranza di governo. Il sig. Mastella ama spesso ripetere di essere una persona onesta, non deve quindi temere che le indagini in corso da parte del giudice De Magistris possano coinvolgere la sua persona, potrebbero al massimo coinvolgere il suoi amici o persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene qualche tipo di rapporto, magari non sempre limpido. Dovrebbe essere anzi grato al giudice De Magistris che con le sue indagini potrà dimostrare l’onestà del sig. Ministro fornendogli una patente di onestà certificata che avrebbe per questo più valore delle sue affermazioni che, agli occhi dell’opinione pubblica, non possono che essere di parte e quindi non obiettive se non addirittura sospette. Non vorrei però insistere troppo sulla sua persona con il rischio di additarlo come comodo capro espiatorio dei tanti mali della politica italiana, come ha detto Beppe Grillo con una ironia che Il sig. Mastella non e’ stato in grado di capire e che tutta la stampa nazionale ha fatto finta di non capire pubblicando titoli a tutta pagina sulla pretesa pace tra il politico e il comico, e qui lascio al vostro giudizio decidere chi sia il poltico e chi sia il comico, e pubblicando poi solo qualche trafiletto poco visibile quando Beppe Grillo ha chiarito le vere intenzioni della trappola un cui l’aveva fatto cadere. Il fatto è, sig. Mastella, che una persona come Grillo, che ieri ha fatto di mestiere il comico, oggi è uno dei pochi che fa poltica in modo serio, e quelli che sono stati designati dai partiti italiani per fare i politici e che la gente, in mancanza di altre scelte, ha dovuto votare, si affannano oggi un tutti i modi di fare la parte dei comici in quel cabaret di bassa lega che è diventata la politica in Italia. Ma lo scenario, purtroppo, non è quello di un cabaret, è quello di una tragedia, la tragedia di un paese allo sbando dove gli equilibri di governo si reggono su ricatti incrociati e dove l’opposizione non aspetta altro che il suicidio del governo per potere subentrare nell’esercizio del potere, ricominciare ad emanare leggi “ad personam” e continuare, come peraltro ha fatto anche questo governo, nell’attuazione di quel patto scellerato tra lo Stato e la mafia per la spartizione del potere e degli appalti in Italia per cui è stato necessario eliminare Paolo Borsellino. E io purtroppo vedo tante, troppe analogie tra le vicende di ieri e quelle di oggi. Oggi Paolo Borsellino e Giovanni Falcone vengono additati come degli eroi e, dopo averli uccisi, si cerca ancora di seppellirli a forza di commemorazioni, di lapidi e targhe stradali, quasi a rassicurarsi del fatto che siano veramente morti, ma ieri, quando erano sul punto di arrivare nelle loro indagini al punto focale dei rapporti tra la mafia e la politica, si cercava in tutti i modi di rendergli difficile il lavoro, di isolarli, di costringerli a trasferirsi in altra sede per riuscire a trovare degli spazi per potere continuare le loro indagini, Anche De Magistris è stato messo in difficoltà dal suo capo, anche De Magistris è stato isolato, anche De Magistris si sta cercando di trasferire per renderlo innocuo, ma si ricordi, sig. Ministro, che per esperienza del passato, l’isolamento di un giudice o di un investigatore è stato sempre il primo passo per additarlo alla vendetta della camorra e della mafia e chi dà inizio e determina questo stato di cose non ha minori responsabilità, almeno morali, di chi ne decide l’eliminazione o preme il pulsante di un timer. Si ricordi però che la gente non sopporterebbe che la storia si ripeta, quella stessa gente che nella cattedrale di Palermo prese a schiaffi e a calci quei politici che pretendevano di sedersi in prima fila davanti alle bare dei ragazzi di Paolo, vi caccerebbe allo stesso modo da un Parlamento nel quale sedete fianco a fianco di personaggi inquisiti, prescritti o già condannati nei primi gradi di giudizio e questa volta non riuscireste a riciclarvi sotto altre sigle e nuovi partiti, a mantenere il potere e ad occupare indegnamente le istituzioni come aveta fatto dopo il disfacimento della prima Repubblica. Salvatore Borsellino July 24 Aria nuova...A questo Blog manca un po' di aria fresca, nuova...
Spero di trovare il tempo per rinnovarlo e stravolgerlo... |
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