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Si vis pacem, para bellum

"...cancella il tuo destino, scrivi da te la vita..."

LAV

Athena .

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Amo scrivere, dipingere e ascoltare gli amici.
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Ciao tesoro ..... è molto carino il tuo spaces ci vuole un pò di tmpo per leggerlo ma ce la farò !!!!
spero che ci conosceremo meglio , ma tanto noi cn le nostre tecniche di strangolamento abbiamo trovato u equilibrio fantastico a volte ti ammazzo ma non lo faccio apposta !!!
un bacione syyyy
 
Jan. 31
Gioia mia per caso mi sono ritrovata nel tuo blog.. Voglio pertanto approfittarne e ricordarti quanto ti voglio bene.. Ti bacio *Ornella*
Oct. 17
Valentinawrote:
Che bel blog! Carina la lista sulle caratteristiche femminili e maschili...eh eh! ciao ciao
Oct. 14
Picture of Anonymous
Marcella Agata wrote:
Ciao ogni tanto do uno sguardo.
Oct. 11
ciao bella mia, nn ho resistito a non lasciare un saluto...
un bacettuuuuu....Labbra rosse
Sept. 17

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December 01

Un Posto nel Mondo...anche per me...!

[...]

In quel momento sono arrivati i nostri piatti.

«Buon appetito.»

Abbiamo cambiato discorso e mi ha parlato della sua

idea di fermarsi un po' a Capo Verde e soprattutto di

Sophie. Quando parlava di lei cambiava l'espressione del

suo viso.

«E con Francesca come va?»

«Credo che ci siamo lasciati, è sempre la stessa storia,

mi conosci, dopo un po' che sto con una mi stufo, mi

annoio.

«Pensa che quando ho visto Francesca non sai che cosa

ho fatto per uscirci. L'ho corteggiata, le ho messo i bigliettini

sulla macchina, e quando poi sono stato con lei

non desideravo altro, ero al settimo cielo. Ma è sempre

il solito fuoco di paglia.

«Un giorno le amo, il giorno dopo non le amo più.

Sento come un tic, e tutto pian piano si spegne. Eppure

ero convinto, ci avevo creduto. Ho pensato che lei fosse

quella giusta, non sai quanto l'ho desiderata.

«Tu non hai paura che un bel momento con Sophie finisca

e che un giorno vi potreste lasciare?»

«No, veramente no. Siamo molto liberi, e due persone

libere da cosa si possono lasciare?»

«E cosa pensi di quello che ti ho detto?»

«Non saprei...»

«Vabbè, dimmi quello che pensi, avrai un'idea al riguardo.»

«Secondo me non riesci a capire perché analizzi i sintomi

e non la malattia. Il tuo problema non è nella relazione

con le donne. Quello è una conseguenza. Il tuo

problema sta a monte, sta nella relazione con te stesso e

con la tua vita.

«Innanzitutto, come fanno molte persone, anche tu

chiami amore il desiderio di possedere. Possedere e appartenere

a qualcuno. Perché, senza offesa, tu e Francesca

non siete in .grado di amare. Non siete due amanti,

semmai siete due conoscenti intimi. Vi innamorate perché

innamorarsi può farlo chiunque. Ma amare è un'altra

cosa. Nell'amare una persona ci può anche essere

una fase di innamoramento, ma non è detto che quando

si è innamorati si ami veramente l'altro.

«Io ti conosco: tu non sei in grado di rimanere solo

per lungo tempo. Dopo un po' hai bisogno di stare con

qualcuno e quindi di subire le sue richieste, e viceversa.

Finisci semplicemente per tollerare e sopportare l'altro,

perché è sempre meglio che stare soli. Come la storia

dei porcospini di Schopenhauer.»

«Non la conosco.»

«Te la racconterò un'altra volta. La verità vera è che

non avete molto da darvi se non le vostre reciproche insoddisfazioni.

In questo periodo della vostra vita, a

questa età, siete semplicemente i figli delle vostre sconfitte,

delle vostre paure. Finite col condividere le vostre

infelicità. Siete infelici insieme, e questo vi fa sentire

meno soli e meno spaventati. Ti sei offeso?»

«Vai avanti!»

«Tu non desideri veramente che Francesca sia felice, e

se proprio lo desideri, vuoi che sia felice con te. Non hai

mai pensato che amare veramente una persona significhi

anche gioire della sua felicità altrove. Vuoi essere tu

la sua felicità, perché è bello essere importante per qualcuno.

«Ti danni a voler dare a lei la felicità che non sai dare

a te stesso. Oppure speri che lei possa renderti felice, la

carichi di questa responsabilità e lei finirà col deluderti.

Sentirai di aver perso tempo.»

«Sì, vabbè... se uno ragionasse come te non starebbe

mai con nessuno. Non esisterebbero le coppie.»

«Anch'io vivo con Sophie; non sono d'accordo quando

la coppia diventa un modo per fuggire dalla propria

vita o dalla responsabilità verso se stessi. Non deve

essere un antidolorifico, perché tanto non guarisce

la ferita, la anestetizza per un po' così non ci pensi e

nel frattempo stai meglio. Solo che dopo non fa più effetto

e allora ti innamori di un'altra e lei di un altro.

Cambi antidolorifico, oppure molti aumentano le dosi

e si sposano, o fanno un figlio. Guarda che anch'io sono

un po' così.»

«No, tu non sei più così e si vede.»

«Fidati, siamo tutti un po' così.»

«Non per giustificarmi, ma ti ricordi quella cosa che

avevamo studiato a scuola su Platone: la storia della

mezza mela che deve trovare l'altra metà?»

«Certo che me la ricordo. Ce l'avevano fatta studiare

a memoria.»

«Un giorno Zeus volendo castigare l'uomo senza distruggerlo

lo tagliò in due. Poi, per curare l'antica ferita,

inviò Amore fra gli dèi, l'amico degli uomini, il medico,

colui che riconduce all'antica condizione. Cercando di

fare uno ciò che è due, Amore tenta di medicare l'umana

natura.

«Vedi, Federico, essendo una metà troveremo la felicità

incontrando l'altra e diventando una cosa sola. Platone

non sarà mica un coglione. Non sei d'accordo su

questo?»

«Certo che sono d'accordo. Ma l'altra metà da trovare

non è una donna.»

«Come non è una donna? Vuoi dire che troverò la mia

felicità con un uomo?»

«Sì, alto e muscoloso! Sei contento? L'altra metà da

trovare non è una donna: sei sempre tu. È l'altra metà di

te, la parte sconosciuta alla quale devi dare vita, per poterti

finalmente incontrare. Per sempre. Questa è la vera

unione in grado di liberarci da quel sentimento di solitudine

che avvertiamo anche quando stiamo con qualcuno.

Allora, poi non c'è niente di più bello che condividere

con una persona la propria vita. Però bisogna

prima averne una. Una vita viva. È la totalità che esalta.

Quando guardi un quadro, può anche piacerti un particolare,

ma è l'insieme che ti emoziona.

«Michele, io ti conosco, sei mio fratello, devi credermi

quando ti dico che tu sei molto più di questo. Sei molto

di più e lo sai. Come tutti, anche tu non sei un ruolo, sei

un miracolo, cazzo! Dimmi che non hai mai avuto la

sensazione di essere migliore, di poter fare di più nella

vita. Non hai mai avvertito la sensazione di vivere con

il freno a mano tirato?

«È una certezza che c'è nel cuore di ognuno di noi.

Tuo padre, per esempio. Non hai mai pensato che in

fondo sia molto più di com'è? Di come vive? Pensaci

bene.

«E Francesca?

«Michelangelo Buonarroti sosteneva che quando

guardava un blocco di marmo vedeva già dentro

la forma

dell'opera d'arte e che il suo lavoro non era altro che

togliere il superfluo, quello di troppo che imprigionava

la statua. Anche noi siamo così. Ogni cosa è già qui anche

se non si vede. L'opera d'arte è già dentro di noi.

C'è già tutta: noi non dobbiamo far altro che procurarci

gli strumenti per liberarla. Per liberarci. Il problema qui

non è stare o no con Francesca. Questo è un falso problema

che ti serve a distrarti dall'altro, da quello vero.

Chiunque non libera quella metà di sé, chiunque non la

trova, vive come un prigioniero, e le storie d'amore non

sono altro che l'ora d'aria del carcerato. Per un carcerato

l'ora d'aria è una delle cose più belle che gli possano capitare

nella vita.

«Quando ho capito questa cosa, però, ho deciso che

non volevo più l'ora d'aria e non volevo più andare in

giro a offrire la mia agli altri. Io desideravo una vita piena

d'aria. Respirare sempre. Una vita da essere umano

libero. In quella cella sapevo muovermi. Ero totalmente

padrone del mio tempo e del mio spazio. E poi vivevo

circondato da persone che stavano anche loro in galera

come me.

«Un conto è se vuoi stare bene veramente, un conto è

se vuoi solo stare meglio. Se decidi di stare semplicemente

meglio, allora ti basta innamorarti ogni tanto,

comprarti qualcosa, avere un aumento di stipendio. Arredare

la cella. Puoi anche continuare a vivere così, ma

ricordati che tu sei stato fatto per godere del sole. Se invece

di aprire la finestra per farlo entrare, accendi ogni

tanto un abat-jour, col tempo potresti anche dimenticarti

che esiste e alla fine in quella stanza l'abat-jour diventerà

il sole.

«Tu fai come vuoi, ma di una cosa sono certo, per

questo te lo ripeto: sei molto più di così. Fidati. Quanto

darei perché ti potessi vedere anche solo per un istante

come ti vedo io, come ti vedono i miei occhi. Non avresti

più nessun dubbio.»

«E che devo fare?»

«Mi hai fatto la stessa domanda cinque anni fa. Io non

sono un maestro di vita, ti sto solo dicendo ciò che penso

in tutta onestà e magari sono un sacco di stronzate.

Per esempio, senti che vuoi scrivere quel cavolo di libro,

lo dici da quando andavamo alle medie. Perché non

l'hai ancora scritto? Inizia a buttare giù le parole che hai

dentro e poi magari, mentre lo fai, capisci che in realtà

non è un libro ma una canzone ciò che vuoi scrivere... o

disegnare mobili, o tazzine del caffè, o aprire un'edicola...

che ne sai? Però fai il primo passo.»

Ho evitato di riferirgli la proposta di Elsa Franzetti:

sarei sembrato ancora più coglione.

Cavolo come aveva colpito nel segno! Aveva proprio

fatto centro. Sicuramente non stavo vivendo la vita che

volevo. E per quanto riguarda le mie storie, avevo sempre

sbagliato perché cercavo la mia totalità unendomi a un'altra

persona. Non ci si può unire se manca un pezzo. Ci si

può solamente appoggiare. Su questo aveva ragione.

Vivevo le storie d'amore con un sacco di preoccupazione.

Diventavo geloso. Fortunatamente ancora oggi molte

donne pensano che un uomo sia geloso perché le ama,

considerano la gelosia come un gesto d'amore. In realtà,

anche se dicevo di essere geloso perché ci tenevo, lo ero

solamente perché difendevo la mia sopravvivenza. La

mia stampella.

Così le mie storie d'amore avevano le radici nella

paura. Paura di perderla, perché da solo non riuscivo a

provare quelle emozioni, paura di ripiombare nella solitudine.

Paura di tornare a zoppicare. Non davo vita a

un sentimento vero, facevo solo scelte che mi facessero

sentire meglio.

Nessuno mi aveva mai parlato in maniera così diretta

e aveva mai centrato il problema così bene.

La sera ho ripensato alle sue parole. Pur riconoscendo

che molte cose erano assolutamente vere, invece di usare

il suo punto di vista per analizzare la mia situazione

ho iniziato a credere che lui parlasse così perché era diverso

da me, aveva fatto scelte differenti e gli era andata

bene. Ho fatto anche dei pensieri sul fatto che fosse tornato

e che, siccome era stato via e aveva viaggiato, fosse

convinto di aver trovato la soluzione a tutto, il senso

della vita. Nonostante non fosse mai stato lui a tirare

fuori certi discorsi, ma fossi sempre stato io a farlo. Che

stupido sono stato. Ho fatto l'errore che si fa spesso

quando si incontra una persona che ha scoperto delle

cose. Invece di ascoltarla, invece di condividere con lei

la sua scoperta, la si scredita. La si fa a pezzi. Anche se è

una persona che si ama. Allora ero troppo fragile da

quel punto di vista e poi quelle parole mi mettevano alle

strette. Ero nuovamente di fronte a un appuntamento

importante.

Il discorso di Federico era stato chiaro: non si trattava

di stare o no con Francesca o di scrivere o non scrivere il

libro. Il ragionamento era molto più ampio. Richiedeva

un puro atto di coraggio. Ma io ero senza pelle, e anche

un soffio di vento sembrava uno schiaffo. Troppo debole.

La debolezza non è altro che disarmonia interiore.

Infatti ero totalmente disarmonico verso la vita.

In fondo lo sapevo perché non avevo scritto quel libro:

perché non avevo mai avuto il coraggio di farlo.

Non era per pigrizia, e forse nemmeno per il timore del

giudizio degli altri. Il motivo vero era che finché non lo

scrivevo potevo anche essere un grande scrittore. Il mio

sogno era a un passo, era comunque la mia uscita di sicurezza,

la mia alternativa utopica. Se lo avessi scritto e

avessi scoperto di essere un pessimo scrittore, il sogno

sarebbe finito.

[...]

 

"UN POSTO NEL MONDO" - Fabio Volo -  (pagg.86-92)

October 17

Tutto l'Universo obbedisce all'Amore

Avara la vita in due fatta di lievi gesti,
e affetti di giornata, consistenti o no,
bisogna muoversi come ospiti pieni di premure,
con delicata attenzione per non disturbare..
Ed è in certi sguardi che si vede l'infinito

Stridono le auto come bisonti infuriati
le strade sono praterie, accanto a grattacieli assonnati
come possiamo tenere nascosta la nostra intesa
ed è in certi sguardi che si intravede l'infinito


Tutto l'universo obbedisce all'amore,
come puoi tenere nascosto un amore,
ed è così che ci trattiene,
nelle sue catene,
tutto l'universo obbedisce all'amore...


Come possiamo tenere nascosta la nostra intesa
ed è in certi sguardi che si nasconde l'infinito


Tutto l'universo obbedisce all'amore,
come puoi tenere nascosto un amore,
ed è così che ci trattiene,
nelle sue catene,
tutto l'universo obbedisce all'amore...
..obbedisce all'amore..

'Tutto l'Universo obbedisce all'Amore' -Franco Battiato e Carmen Consoli-

October 14

In queste parole tutto l'emblema del mio essere...

[...]

«Hai vissuto l'opposto di ciò che ho vissuto io. Pochissime storie e molte avventure. Pensa che io per stare bene con una donna ho bisogno del contrario: meno mi sento legato e più sto bene. Ma tu allora cosa vorresti trovare in un uomo?»

«Ma che ne so... vorrei un uomo con cui stare bene. Un uomo seduto al mio fianco quando sono al cinema, o al ristorante, o su un pullman. Vorrei incontrare una persona con la quale condividere delle prospettive.

Non voglio dire per forza matrimonio, figli eccetera. Ma nemmeno uno di quegli uomini che si spaventano quando gli chiedi una cosa più lontana di due giorni.»

[...]

«Mi sono rotta degli uomini bambini. Sono vecchia per fare quella giovane e sono troppo giovane per fare la vecchia.

Vorrei uno che mi piace e vorrei poterglielo dire senza che si spaventi, senza che mi faccia sentire che gli sto troppo addosso. Vorrei un uomo che con la stessa serenità mi cerchi quando non lo cerco io. Come hai fatto tu, venendo qui. E poi soprattutto vorrei un uomo che c'è.»

«Che vuol dire?»

«Io so cosa intendo, anche se non riesco a spiegarlo. Un uomo che c'è. E' uno sguardo. Uno sguardo dietro a tutto. E' un modo di guardarti in silenzio che significa tutto per me. Significa che c'è

 

da "Il Giorno In Più" -FABIO VOLO-

October 10

Uguale Uguale...

[...] Poi ridendo le ho fatto una domanda:

«Senti, Michela, sei molto carina e non sei fidanzata. Qual è il tuo problema? Dov'è il difetto di fabbrica che purtroppo si scopre solo dopo un po'? Avanti, spara!»

«Beh, "sei molto carina" è una frase che non si può sentire, comunque ti rispondo ugualmente.»

Ecco, avevo sbagliato subito, anche con tutte le mie buone intenzioni.

«Non credo di avere un problema con gli uomini. Credo di averne molti...»

Parlava sempre con una specie di sorriso ed era sempre ironica nel farlo.

«In realtà uno grande ce l'ho. Ricevo sempre la risposta opposta a quella che cerco.»

«Cioè?»

«Il mio problema è che quando un uomo mi piace, e mi piacerebbe vivere con lui qualcosa di più del vedersi ogni tanto per scopare, succede che, se per sbaglio glielo faccio capire, si agita subito, mette le mani avanti e inizia a spiegarmi che non vuole legami, e alla fine scappa. Senza nemmeno aver capito che io non volevo fidanzarmi. Per cui ho imparato a vivere quello che gli uomini mi danno senza chiedere niente di più. Solo che a volte è poco emozionante. Se invece sono io che me la voglio vivere senza pensare a niente, trovo solamente uomini che mi dicono di essersi innamorati di me già alla seconda uscita e mi sotterrano di messaggi sdolcinati, poesie patetiche, pensieri notturni, promesse senza incertezze.» [...]

 

Da "Il Giorno In Più" -FABIO VOLO-

September 03

La solitudine dei numeri primi

[...] Mattia lo sapeva cosa c'era da fare. Doveva andare di là e sedersi di nuovo su quel divano, doveva prenderle una mano e dirle non dovevo partire. Doveva baciarla un'altra volta e poi ancora, finchè si sarebbero abituati a quel gesto al punto di non poterne più fare a meno. Succedeva nei film e succedeva nella realtà, tutti i giorni.
La gente si prendeva quello che voleva, si aggrappava alle coincidenze, quelle poche, e ci tirava su un'esistenza. Doveva dire ad Alice sono qui oppure andare via, prendere il primo volo e sparire di nuovo, tornare nel luogo in cui era rimasto in sospeso in tutti quegli anni.
Ormai l'aveva imparato. Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante. Era successo con Michela e poi con Alice e adesso di nuovo.
Stavolta li riconosceva: quei secondi erano lì e lui non si sarebbe più sbagliato. [...]
 
 
-La solitudine dei numeri primi- Paolo Giordano
August 25

Oltre la collina

Tutto rimane là,
dietro la collina,
tutto rimane là.
La mia verginità se la prese il
mare, le mie lacrime durarono
tanto a lungo che finirono per
seccarsi.
La mia fede la persi e poi la
ritrovai, e poi la persi ancora,
un milione di volte.
La mia speranza diventò ben
presto un’abitudine, i miei sogni
furono le mie ossessioni, la mia
prigione fu la mia casa, le mie
fughe arrivarono solo dietro
l’angolo, i miei baci vennero
insudiciati dal primo venuto
La mia vita e la mia morte si
sposarono e insieme mi uccisero.
Ora tutto questo è là
dietro la collina, tutto rimane là
pronto a risucchiarmi indietro, a
trascinarmi con sé nel buio, nel
silenzio, nel marmo.
E io fuggo, correndo,
camminando, zoppicando,
strisciando per terra, io fuggo per
cercare disperatamente un amore.
Un amore mio, un amore magari
felice oppure, oppure infelice,
ma sì, tanto è lo stesso.
Mi basta solo che sia un amore.
 
 
-Mia Martini (1971)-
July 19

PER NON DIMENTICARE.

 
 
 
In Memoria.
 
 
 
 
July 10

Perchè amiamo gli Uomini

 





Perché amiamo gli uomini
Perché amiamo gli uomini  

 

Una mia amica, Julia, mi ha inviato il testo che segue. Quando ho tentato di entrare in contatto con lei per sapere se ne fosse l’autrice, lei era in viaggio, e non so esattamente quando torna.

Sono andato a cercare in internet, e sapete che cosa ho scoperto? Che esistono svariati gruppi di discussione al riguardo! Ossia, le donne oggigiorno sono alla ricerca di motivazioni per innamorarsi dell’altro sesso. In qualità di uomo, che concorda con alcune di queste motivazioni, ne ho steso una lista sulla base di ciò che dicono loro:

Amiamo gli uomini perché Non riescono a fingere un orgasmo, anche quando lo vogliano.

Perché non ci capiranno mai, e comunque continuano a tentare.

Perché riescono ancora a vedere la nostra bellezza, anche quando noi non siamo più capaci di crederci.

Perché ne capiscono di equazioni, politica, matematica, economia, e ignorano il cuore femminile.

Perché sono amanti che riposano solo quando noi otteniamo (o fingiamo) il piacere.

Perché sono riusciti a elevare lo sport a qualcosa di simile a una religione.

Perché non hanno mai paura del buio.

Perché insistono a riparare cose che sono al di là delle loro capacità, e vi si dedicano con lo stesso entusiasmo di un adolescente e si disperano quando non riescono.

Perché sono come le melagrane: in gran parte è impossibile digerirle, ma i semi sono deliziosi.

Perché non si fermano mai a parlare di quello che il vicino può pensare.

Perché noi sappiamo sempre quello che stanno pensando, e quando aprono bocca dicono esattamente ciò che immaginavamo.

Perché non hanno mai lontanamente immaginato di torturarsi con i tacchi alti.

Perché adorano esplorare il nostro corpo e conquistare la nostra anima.

Perché una ragazzina di 14 anni può lasciarli senza parole, e una donna di 25 riesce a domarli senza grande sforzo.

Perché sono sempre attirati dagli estremi: opulenti o ascetici, guerrieri o monaci, artisti o generali.

Perché fanno il possibile e l’impossibile per tentare di nascondere le loro fragilità.

Perché la paura più grande di un uomo è di non essere uomo – cosa che non passa mai per la testa di una donna (non essere una donna).

Perché finiscono sempre il cibo che c’è nel piatto, e non si sentono in colpa.

Perché trovano decisamente divertenti degli argomenti assolutamente privi di interesse, come quello che è successo in ufficio o le marche delle automobili.

Perché sono dotati di spalle su cui riusciamo ad addormentarci senza grande sforzo.

Perché sono in pace con il proprio corpo, tranne piccole e insignificanti preoccupazioni per quanto riguarda calvizie e obesità.

Perché hanno un coraggio impressionante davanti agli insetti.

Perché non mentono mai sulla loro età.

Perché, malgrado tutto ciò che tentano di dimostrare, non riescono a vivere senza una donna.

Perché, quando diciamo a uno di loro “io ti amo”, ci chiedono sempre di spiegargli esattamente come.

Kristen, una lettrice, afferma che non sappiamo assolutamente niente a proposito della natura femminile, ed elabora la seguente lista:

1 – Noi donne nasciamo già detective. Ai nostri occhi, tutti gli uomini sono sospetti, e le loro avventure finiranno per essere scoperte: è solo una questione di tempo.

2 – Anche se non siamo innamorate di te, udire “io ti amo” è un balsamo per le nostre anime. E se tu non lo dici, lo notiamo e ce ne rattristiamo.

3 – Lo stesso accade con la frase “sei bella”. Ci vogliono meno di due secondi per pronunciare queste due parole magiche, che sono in grado di trasformare i nostri incubi in vere e proprie favole.

4 – Se domandiamo che vestito dobbiamo metterci, non irritarti se decidiamo di indossare esattamente l’opposto di quello che hai scelto tu: fa parte della nostra natura.

5 – Ad una festa, siamo capaci di scannerizzare il salone in meno di un minuto, e scoprire chi ci interessa. Stai attento.

6 – Pensiamo al sesso con la stessa compulsione degli uomini, o anche di più. L’unica differenza è che non lo dimostriamo.

7 – Se non accettiamo immediatamente l’invito a cena ad un primo incontro, non ti preoccupare: abbiamo bisogno di alcuni giorni per perdere quei chili extra che riteniamo sempre stiano distruggendo la nostra vita.

8 – Le donne si ricordano sempre di tutto. Se tu domanderai quando ci siamo conosciuti, nessuna di noi dirà: “ad una festa”. Diremo: è stato un martedì, subito dopo una cena dove hanno servito insalata e brodo di pollo, tu portavi un paletò nero e le tue scarpe erano della tal marca, ecc…

9 – Per quanto amore siamo capaci di dare, ci sono sette giorni in cui vogliamo stare lontane da tutto e da tutti. Tu hai due opzioni: aggrapparti a un palo e aspettare che la tempesta passi, o andare nella gioielleria più vicina e comprare un regalo. Noi raccomandiamo la seconda opzione.

10 – Abbiamo altrettanto potere di ragionamento di un uomo. Ma non abbiamo bisogno di renderlo evidente, altrimenti tu ti sentiresti insicuro. Le donne che si comportano così finiscono per rimanere sole.

11 – Adoriamo ogni genere di pelo sul corpo maschile, anche se la depilazione è la nostra tortura favorita.

12 – Detestiamo fare l’amore quando non ne abbiamo voglia, ma lo facciamo comunque, e tu non sarai in grado di cogliere la differenza.

12ª – Gioca con i nostri animali domestici e i nostri bambini, e noi giocheremo con te. Ignorali, e anche noi ti ignoreremo.

14 – Le donne sono dotate di una vista a Raggi X. Possiamo guardare un paio di occhi neri e scoprirvi il bambino che vi si nasconde. Possiamo fissarci su un paio di angelici occhi azzurri e scoprirvi il demonio che c’è. Sappiamo quando gli uomini stanno fingendo di dormire per la stanchezza, o – il che è più evidente – quando stanno fingendo di non dormire con un’altra persona.

15 – Non tutte le donne vogliono il matrimonio e dei figli. Molte desiderano solo orgasmi e animali domestici.

16 – La gentilezza, quando è genuina, riesce a sciogliere i nostri cuori induriti.

17 – Se abbiamo qualche problema da discutere con te, non tentare di darci la soluzione, noi ce l’abbiamo già. Si tratta solo di un pretesto per evitare che il rapporto finisca per scadere nella noia.

 
 

-Paulo Coelho- "Guerriero della Luce online"

Copyright @ 2008 by Paulo Coelho  

October 07

Politici Assassini!!!

Lettera aperta di Salvatore Borsellino alla "Cosa", ovvero Mastella


Voglio ringraziare il ministro Mastella per la sua iniziativa di richiesta di allontanamento per incompatibilità ambientale del giudice De Magistris dalla procura di Catanzaro.
Voglio ringraziarlo pubblicamente perché mi ero ormai convinto che a seguito delle campagne di delegittimazione e di aggressioni di ogni tipo nei confronti della magistratura la gente si fosse ormai assuefatta all’arroganza ed all’impunità dei politici e avesse accettato come normale e ineluttabile questo stato di cose.
Ora invece la reazione provocata da questa iniziativa nell’opinione pubblica, nella gente comune, reazione che sta provocando in tutta Italia raccolte di firme e mobilitazioni spontanee, soprattutto di giovani, a sostegno del magistrato, perché possa continuare il suo lavoro senza intimidazioni e interferenze esterne, mi ha fatto rinascere la speranza che le cose possano ancora cambiare.

Ho sottoscritto insieme a Sonia Alfano una lettera al capo dello stato dove chiediamo che tuteli, come è suo compito, l’indipendenza della magistratura raccomandando al CSM, di cui è il presidente, di rigettare la richiesta del ministro. E chiedergli invece di occuparsi di altri, e ben più gravi problemi della Giustizia, come il caso della Procura di Caltanissetta, dove sono concentrate le indagini sui fatti più gravi della nostra storia recente, quali l’indagine sui mandanti esterni nella strage di via D’amelio e l’indagine sulla sparizione dell’agenda rossa di Paolo, che viene, dal 12 Luglio 2006, lasciata senza una guida e affidata a un reggente.

Voglio però sperare che il sig. Ministro prenda spontaneamente atto della situazione di incompatibilità ambientale che si è creata tra la sua persona e la maggioranza degli italiani e voglia attuare il suo proposito di dimettersi, proposito più volte minacciato, ma finora solo a scopo di ricatto nei confronti della maggioranza di governo.

Il sig. Mastella ama spesso ripetere di essere una persona onesta, non deve quindi temere che le indagini in corso da parte del giudice De Magistris possano coinvolgere la sua persona, potrebbero al massimo coinvolgere il suoi amici o persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene qualche tipo di rapporto, magari non sempre limpido.

Dovrebbe essere anzi grato al giudice De Magistris che con le sue indagini potrà dimostrare l’onestà del sig. Ministro fornendogli una patente di onestà certificata che avrebbe per questo più valore delle sue affermazioni che, agli occhi dell’opinione pubblica, non possono che essere di parte e quindi non obiettive se non addirittura sospette.

Non vorrei però insistere troppo sulla sua persona con il rischio di additarlo come comodo capro espiatorio dei tanti mali della politica italiana, come ha detto Beppe Grillo con una ironia che Il sig. Mastella non e’ stato in grado di capire e che tutta la stampa nazionale ha fatto finta di non capire pubblicando titoli a tutta pagina sulla pretesa pace tra il politico e il comico, e qui lascio al vostro giudizio decidere chi sia il poltico e chi sia il comico, e pubblicando poi solo qualche trafiletto poco visibile quando Beppe Grillo ha chiarito le vere intenzioni della trappola un cui l’aveva fatto cadere.

Il fatto è, sig. Mastella, che una persona come Grillo, che ieri ha fatto di mestiere il comico, oggi è uno dei pochi che fa poltica in modo serio, e quelli che sono stati designati dai partiti italiani per fare i politici e che la gente, in mancanza di altre scelte, ha dovuto votare, si affannano oggi un tutti i modi di fare la parte dei comici in quel cabaret di bassa lega che è diventata la politica in Italia.

Ma lo scenario, purtroppo, non è quello di un cabaret, è quello di una tragedia, la tragedia di un paese allo sbando dove gli equilibri di governo si reggono su ricatti incrociati e dove l’opposizione non aspetta altro che il suicidio del governo per potere subentrare nell’esercizio del potere, ricominciare ad emanare leggi “ad personam” e continuare, come peraltro ha fatto anche questo governo, nell’attuazione di quel patto scellerato tra lo Stato e la mafia per la spartizione del potere e degli appalti in Italia per cui è stato necessario eliminare Paolo Borsellino.
E io purtroppo vedo tante, troppe analogie tra le vicende di ieri e quelle di oggi.

Oggi Paolo Borsellino e Giovanni Falcone vengono additati come degli eroi e, dopo averli uccisi, si cerca ancora di seppellirli a forza di commemorazioni, di lapidi e targhe stradali, quasi a rassicurarsi del fatto che siano veramente morti, ma ieri, quando erano sul punto di arrivare nelle loro indagini al punto focale dei rapporti tra la mafia e la politica, si cercava in tutti i modi di rendergli difficile il lavoro, di isolarli, di costringerli a trasferirsi in altra sede per riuscire a trovare degli spazi per potere continuare le loro indagini,

Anche De Magistris è stato messo in difficoltà dal suo capo, anche De Magistris è stato isolato, anche De Magistris si sta cercando di trasferire per renderlo innocuo, ma si ricordi, sig. Ministro, che per esperienza del passato, l’isolamento di un giudice o di un investigatore è stato sempre il primo passo per additarlo alla vendetta della camorra e della mafia e chi dà inizio e determina questo stato di cose non ha minori responsabilità, almeno morali, di chi ne decide l’eliminazione o preme il pulsante di un timer.

Si ricordi però che la gente non sopporterebbe che la storia si ripeta, quella stessa gente che nella cattedrale di Palermo prese a schiaffi e a calci quei politici che pretendevano di sedersi in prima fila davanti alle bare dei ragazzi di Paolo, vi caccerebbe allo stesso modo da un Parlamento nel quale sedete fianco a fianco di personaggi inquisiti, prescritti o già condannati nei primi gradi di giudizio e questa volta non riuscireste a riciclarvi sotto altre sigle e nuovi partiti, a mantenere il potere e ad occupare indegnamente le istituzioni come aveta fatto dopo il disfacimento della prima Repubblica.

Salvatore Borsellino
July 24

Aria nuova...

A questo Blog manca un po' di aria fresca, nuova...
Spero di trovare il tempo per rinnovarlo e stravolgerlo...